Non tutte le difficoltà durante il pasto indicano un problema importante.
Un bambino può avere difficoltà ad accettare determinati alimenti, essere molto selettivo, impiegare più tempo a masticare oppure rifiutare alcune consistenze senza avere necessariamente un problema nella deglutizione.
È però importante osservare come si manifesta la difficoltà, perché alcuni segnali possono indicare una fragilità delle competenze alimentari e richiedere un approfondimento.
Alcuni bambini fanno fatica a passare da una consistenza all’altra, accettano un numero molto limitato di alimenti oppure rifiutano cibi che hanno determinate caratteristiche di consistenza, temperatura, forma o colore.
Altri possono avere difficoltà nella masticazione: masticano molto lentamente, trattengono il cibo in bocca, lo sputano oppure lo deglutiscono senza averlo adeguatamente preparato per ipotonia della muscolatura interessata.
Anche pasti molto lunghi, soprattutto quando si ripetono con frequenza, possono indicare che il bambino sta facendo fatica a mangiare in modo efficace.
Una durata del pasto superiore ai 30 minuti è considerata un possibile segnale di inefficienza alimentare, soprattutto se associata a stanchezza o a un’assunzione insufficiente.
In questi casi il problema può riguardare le abilità alimentari, la sensibilità orale, la motricità della bocca o anche aspetti comportamentali e relazionali legati al momento del pasto. Non è quindi corretto parlare automaticamente di disfagia.
Ci sono invece alcuni segnali che meritano particolare attenzione perché possono indicare una difficoltà nel passaggio del cibo o dei liquidi attraverso le vie digestive e nella protezione delle vie respiratorie.
Tra questi:
tosse durante o subito dopo aver mangiato o bevuto;
frequenti episodi di soffocamento o di cibo “andato di traverso”;
necessità di deglutire più volte lo stesso boccone;
voce gorgogliante, umida o modificata dopo aver mangiato o bevuto;
difficoltà a gestire i liquidi, soprattutto se la tosse compare prevalentemente durante il bere;
perdita frequente di cibo o liquidi dalla bocca;
difficoltà a coordinare suzione, respirazione e deglutizione nel lattante;
affaticamento evidente durante il pasto;
respirazione difficoltosa o alterata durante l’alimentazione;
episodi respiratori ricorrenti associati ai pasti.
Questi segnali non consentono da soli di diagnosticare una disfagia, ma indicano che è opportuno valutare più attentamente la funzione deglutitoria.
Il momento del pasto coinvolge molte competenze diverse.
Il bambino deve poter accettare l’alimento, portarlo alla bocca, gestirlo con labbra e lingua, masticarlo quando necessario, formare e controllare il bolo e infine deglutirlo in sicurezza.
Una difficoltà può quindi comparire in punti differenti del percorso.
Può riguardare soprattutto:
la fase orale, quando il bambino fatica a gestire il cibo nella bocca, a masticare, a controllare il bolo o a mantenere il cibo all’interno della cavità orale;
le competenze alimentari, quando la difficoltà riguarda l’accettazione delle consistenze, la progressione verso alimenti adeguati all’età o la varietà dell’alimentazione;
la fase faringea della deglutizione, quando compaiono segnali come tosse, soffocamento, deglutizioni multiple o voce umida dopo la deglutizione.
Per questo motivo è importante non fermarsi alla domanda “mangia?”, ma chiedersi anche:
Come mangia? Quanto tempo impiega? Quali consistenze riesce a gestire? Si stanca? Tende a tossire? Riesce a deglutire in sicurezza?
Comprendere a quale livello si trova la difficoltà permette di individuare il tipo di valutazione più appropriato e di offrire al bambino un intervento realmente mirato.
La difficoltà alimentare, quindi, non deve essere né minimizzata né immediatamente identificata come disfagia: va osservata, compresa e, quando necessario, approfondita.