N°5 Alimentazione selettiva nei bambini: masticazione e funzioni orali

Morbido non significa necessariamente “da preferire”

Quando un bambino presenta fragilità nelle funzioni orali, può sviluppare una forte preferenza per alimenti morbidi, uniformi e facilmente schiacciabili con la lingua contro il palato.

Per il genitore questa può sembrare una soluzione intuitiva:

“Se mangia solo cose morbide, almeno mangia.”

Ma se questa modalità diventa molto rigida e persistente, è utile chiedersi perché il bambino evita gli alimenti che richiedono una maggiore organizzazione orale.

La masticazione richiede infatti il lavoro coordinato di mandibola, lingua, labbra e guance e permette di trasformare il cibo in un bolo adeguato alla deglutizione.

Per questo non dobbiamo eliminare automaticamente gli alimenti che richiedono masticazione. Devono però essere proposti solo quando sono adeguati alle competenze del bambino e in condizioni di sicurezza.

 

Anche alcuni piccoli comportamenti possono raccontarci qualcosa

A volte una fragilità delle funzioni orali non si presenta con un evidente episodio di tosse o soffocamento.

Può emergere attraverso il modo in cui il bambino mastica, muove la lingua e gestisce gli alimenti.

Per esempio, può essere utile osservare un bambino che:

  • evita sistematicamente la crosta del pane o gli alimenti che richiedono una masticazione più impegnativa;
  • preferisce alimenti che riesce facilmente a comprimere e gestire con la lingua, come alcuni tipi di pane morbido o cracker;
  • tende a trattenere il cibo in bocca;
  • mastica poco o in modo poco efficace;
  • presenta difficoltà nel portare il cibo da un lato all’altro della bocca;
  • mostra difficoltà in alcune attività che richiedono un buon controllo di lingua e labbra, come leccare.

Anche la difficoltà a leccare un cono gelato, presa singolarmente, non significa che il bambino abbia una disfagia o una deglutizione atipica.

Questi comportamenti diventano però interessanti quando sono persistenti, numerosi e associati ad altre difficoltà alimentari o oromotorie.

In questi casi una valutazione logopedica può aiutare a capire se il bambino presenta una semplice preferenza alimentare oppure una reale fragilità delle competenze orali.

 

Osservare non significa controllare

Il momento del pasto non deve trasformarsi in un esame quotidiano delle capacità del bambino.

L’obiettivo è imparare a riconoscere alcuni segnali senza creare paura o tensione. Se un comportamento si ripete nel tempo o si associa ad altre difficoltà, sarà il professionista a stabilire se è necessario approfondirlo.

 

La selettività alimentare

Un bambino selettivo può preferire alimenti morbidi, uniformi e facilmente prevedibili.

Può rifiutare:

  • la crosta del pane;
  • la carne;
  • alimenti croccanti;
  • frutta o verdura con bucce o fibre;
  • cibi con consistenze miste.

Può essere utile osservare perché il bambino rifiuta determinati alimenti.

Se evita sistematicamente tutto ciò che richiede masticazione, utilizza quasi esclusivamente la lingua contro il palato per schiacciare il cibo, non riesce a lateralizzare la lingua o presenta difficoltà in movimenti orali come leccare, può essere utile approfondire le competenze oro-motorie.

Anche il fatto di non riuscire a leccare un gelato o di evitare sistematicamente la crosta del pane non costituisce da solo un segno diagnostico di disfagia [Collegamento Blog: N°0 Disfagia pediatrica] o di deglutizione atipica [Collegamento Blog: Deglutizione atipica], ma può rappresentare, insieme ad altri elementi, un’indicazione per osservare meglio la motricità orale e la qualità della masticazione.

 

Come aiutare un bambino con alimentazione selettiva

Quando un bambino accetta pochi alimenti, non è necessario trasformare ogni pasto in una richiesta continua di assaggiare qualcosa di nuovo.

Può essere più utile partire dagli alimenti già accettati e introdurre piccole variazioni, modificando una caratteristica alla volta: forma, colore, consistenza o modalità di preparazione.

Può essere utile:

  • proporre un alimento nuovo accanto a uno già conosciuto;
  • offrire piccole quantità del nuovo alimento;
  • lasciare che il bambino lo osservi, lo tocchi e lo annusi prima di assaggiarlo;
  • coinvolgerlo, quando possibile, nella preparazione;
  • utilizzare alimenti già accettati come “ponte” verso alimenti simili per colore, sapore o consistenza;
  • evitare di forzarlo a mangiare o di trasformare il pasto in una contrattazione continua.

L’obiettivo non è ottenere che il bambino mangi tutto, ma ampliare progressivamente le sue esperienze alimentari, rispettando le sue competenze e mantenendo il pasto un momento sereno.

 

Il ruolo della famiglia: sicurezza senza paura

La sicurezza durante il pasto è fondamentale, ma lo è altrettanto il clima emotivo nel quale il bambino mangia.

Un bambino che sente continuamente:

“Attento!”
“Non mangiare quello!”
“Piano, che soffochi!”
“Non ti va di traverso!”

può progressivamente associare il momento del pasto alla paura.

La paura dell’adulto può infatti diventare la paura del bambino.

Quando esiste una disfagia documentata, è necessario seguire le indicazioni ricevute dagli specialisti. Ma queste indicazioni devono essere trasformate in routine semplici e tranquille, evitando di trasmettere al bambino un senso costante di pericolo.

L’obiettivo è creare un ambiente nel quale il bambino possa mangiare con attenzione, ma senza paura.

 

Per approfondire:  N°4 Disfagia pediatrica consistenze, liquidi e sicurezza a tavola