Mangiare in sicurezza non significa eliminare tutti gli alimenti che possono sembrare difficili da gestire.
Quando un bambino presenta una disfagia, la scelta degli alimenti e delle consistenze deve essere personalizzata sulla base della valutazione clinica e, quando necessario, degli esami strumentali.
L’obiettivo non è rendere l’alimentazione sempre più morbida, ma individuare le consistenze che il bambino riesce a gestire in modo sicuro ed efficace, favorendo contemporaneamente lo sviluppo delle competenze alimentari.
Un alimento che un bambino gestisce facilmente può risultare molto difficile per un altro.
La difficoltà può riguardare soprattutto:
Per questo motivo non è corretto eliminare autonomamente intere categorie di alimenti né modificare la consistenza di tutto ciò che il bambino mangia.
Quando è presente una disfagia, eventuali modifiche devono essere indicate dal professionista che segue il bambino.
La gestione dei liquidi richiede una particolare coordinazione tra bocca, faringe e respirazione.
In alcuni bambini i liquidi molto fluidi possono risultare più difficili da controllare, mentre altri possono avere difficoltà soprattutto con alimenti solidi o con consistenze che richiedono una buona capacità masticatoria.
Anche in questo caso non esiste una regola valida per tutti.
L’eventuale utilizzo di liquidi addensati o di alimenti con consistenza modificata deve quindi essere deciso sulla base delle necessità del bambino e non semplicemente perché “sono più facili da deglutire”.
Un aspetto importante è evitare che la paura della deglutizione porti a proporre al bambino solo alimenti morbidi e facilmente schiacciabili sul palato.
La masticazione è una competenza che deve essere sviluppata e mantenuta.
Alimenti adeguati all’età e alle capacità del bambino permettono di esercitare:
Questo non significa proporre alimenti difficili a un bambino che non è ancora in grado di gestirli. Significa invece non limitare inutilmente l’esperienza alimentare quando non vi sono indicazioni cliniche a farlo.
Alcuni alimenti che i genitori considerano duri o croccanti possono essere, in realtà, facilmente gestibili da alcuni bambini.
Il cracker, per esempio, è croccante al momento del morso, ma a contatto con la saliva si ammorbidisce rapidamente, diventando friabile e facilmente comprimibile e distribuibile all’interno della bocca.
Un bambino con una masticazione poco efficace può quindi preferirlo non necessariamente perché riesce a masticare bene, ma perché può frantumarlo e distribuirlo nella bocca utilizzando prevalentemente i movimenti della lingua, fino a renderlo facilmente deglutibile.
Se questa modalità di gestione del cibo è persistente, soprattutto quando si associa alla difficoltà di lateralizzare la lingua o alla tendenza a spingere la lingua anteriormente, può essere utile approfondire le competenze oromotorie e la modalità di deglutizione.
Durante la crescita, la modalità di deglutizione cambia progressivamente insieme allo sviluppo delle strutture orali e all’eruzione dei denti.
Nel bambino più grande, una spinta linguale anteriore persistente, soprattutto quando associata ad altri segni miofunzionali, può contribuire nel tempo a modificare l’equilibrio delle forze esercitate sulle arcate dentarie e può essere associata ad alterazioni dell’occlusione.
Per questo, quando un bambino più grande continua a gestire molti alimenti come se non avesse ancora sviluppato una buona competenza masticatoria, preferendo schiacciarli con la lingua contro il palato invece di masticarli e lateralizzarli, vale la pena osservare il quadro nel suo insieme.
Questo non significa che il bambino abbia necessariamente una deglutizione atipica. È l’insieme dei comportamenti alimentari, delle competenze oromotorie e della modalità di deglutizione che può indicare la necessità di una valutazione logopedica miofunzionale.
Quando parliamo di sicurezza alimentare, non dobbiamo considerare soltanto se un alimento è duro o morbido.
Contano anche forma, dimensione, elasticità, adesività, scivolosità e capacità del bambino di masticarlo e controllarlo nella bocca.
La banana è un buon esempio.
È morbida e generalmente facile da schiacciare, ma può essere anche scivolosa e gommosa. Per questo, soprattutto nei bambini piccoli, la modalità con cui viene proposta è importante.
Durante lo svezzamento, per esempio, una banana sufficientemente matura può essere proposta in una forma che il bambino riesca ad afferrare e gestire, come un bastoncino lungo e morbido. La forma deve comunque essere adeguata all’età, allo sviluppo delle competenze orali e alla capacità individuale di masticare e gestire l’alimento.
Lo stesso principio vale per molti altri cibi apparentemente innocui.
Un alimento piccolo, morbido o facilmente schiacciabile non è automaticamente sicuro. È necessario considerare il bambino che lo sta mangiando e il modo in cui riesce a gestirlo.
Per approfondire: N5 Alimentazione selettiva nei bambini: masticazione e funzioni orali