N°5 Addensanti per disfagia: cosa sono, come funzionano e quando utilizzarli in sicurezza

Quando una persona presenta difficoltà a deglutire i liquidi, anche bere un semplice bicchiere d’acqua può diventare rischioso. Nella disfagia oro-faringea, infatti, i liquidi scorrono rapidamente e possono raggiungere le vie respiratorie prima che il riflesso della deglutizione sia completato.

In questi casi il logopedista può consigliare l’utilizzo degli addensanti alimentari, strumenti fondamentali per aumentare la sicurezza della deglutizione e ridurre il rischio di aspirazione.

È importante ricordare che gli addensanti non curano la disfagia, ma rappresentano una strategia compensativa che consente alla persona di bere e alimentarsi in modo più sicuro, inserita all’interno di un percorso riabilitativo personalizzato.

 

Cosa sono gli addensanti?

Gli addensanti sono preparati alimentari in polvere o in gel che vengono aggiunti ai liquidi per aumentarne la viscosità, modificandone la consistenza senza alterarne significativamente il volume.

Il loro impiego permette di rallentare il passaggio del liquido dalla bocca alla faringe, offrendo al paziente un maggiore controllo durante la deglutizione.

Negli ultimi anni il loro utilizzo è diventato una delle strategie più diffuse nella gestione della disfagia, soprattutto nei pazienti neurologici, geriatrici e in tutti quei casi in cui i liquidi rappresentano la consistenza più difficile da controllare.

 

Perché gli addensanti aiutano nella disfagia?

L’aumento della viscosità produce importanti effetti fisiologici durante la deglutizione.

In particolare favorisce:

  • il rallentamento del transito del bolo liquido;
  • un migliore controllo del passaggio del bolo dalla bocca alla faringe;
  • un aumento della pressione esercitata dalla lingua;
  • un migliore spostamento dell’osso ioide, fondamentale per proteggere le vie respiratorie.

Questi meccanismi possono ridurre il rischio che il liquido venga aspirato nelle vie respiratorie, diminuendo gli episodi di tosse, soffocamento e aspirazione, possibili cause di polmonite ab ingestis e di altre complicanze respiratorie.

 

 

Il ruolo degli standard IDDSI

La consistenza dei liquidi non dovrebbe mai essere definita con termini generici come “poco denso” o “molto denso”.

Oggi il riferimento internazionale è rappresentato dagli standard IDDSI (International Dysphagia Diet Standardisation Initiative), che classificano alimenti e bevande in livelli di consistenza ben definiti.

L’utilizzo degli standard IDDSI consente a logopedisti, medici, dietisti e caregiver di utilizzare un linguaggio comune e di preparare liquidi con caratteristiche uniformi e sicure.

(Approfondisci nell’articolo dedicato agli standard IDDSI.)

 

Quali liquidi possono essere addensati?

Gli addensanti possono essere utilizzati con:

  • acqua;
  • tè e tisane;
  • latte;
  • succhi di frutta;
  • bevande vegetali;
  • integratori nutrizionali;
  • altre bevande.

È importante sapere che ogni liquido può reagire in modo diverso all’addensamento. Temperatura, composizione e tempo di riposo possono modificare la consistenza finale; per questo motivo è sempre necessario seguire le indicazioni del produttore.

 

Tipologie di addensanti

Attualmente gli addensanti più utilizzati appartengono a due grandi categorie.

Addensanti a base di gomme (gomma di xantano, gomma di guar)

Sono oggi quelli maggiormente impiegati nella pratica clinica.

Presentano numerosi vantaggi:

  • mantengono stabile la viscosità nel tempo;
  • resistono meglio all’azione della saliva;
  • alterano poco gusto e colore delle bevande;
  • risultano generalmente più graditi ai pazienti.

Addensanti a base di amido modificato

Sono stati i primi ad essere utilizzati nella gestione della disfagia.

Pur essendo efficaci, presentano alcune limitazioni:

  • possono fluidificarsi durante la deglutizione a causa dell’azione dell’amilasi salivare;
  • tendono a modificare maggiormente il sapore;
  • possono diventare più densi con il passare del tempo;
  • spesso rendono le bevande meno trasparenti.

 

Confronto tra le principali tipologie di addensanti

Caratteristica          Addensanti a base di gomme      Addensanti a base di amido
Stabilità della viscosità          Elevata      Inferiore
Resistenza all’amilasi salivare          Elevata      Ridotta
Alterazione del gusto          Minima      Maggiore
Aspetto dei liquidi          Più trasparente      Più opaco
Sensazione al palato          Più omogenea      Più pastosa
Residui faringei          Generalmente inferiori      Possibili residui maggiori
Gradimento del paziente          Generalmente migliore      Variabile

 

Gli addensanti sono tutti uguali?

No.

Ogni prodotto possiede caratteristiche differenti per composizione, comportamento nei liquidi, stabilità e modalità di preparazione.

Per questo motivo non è consigliabile sostituire autonomamente un addensante con un altro o modificare il dosaggio senza il parere del professionista.

 

Limiti degli addensanti

Sebbene rappresentino uno strumento molto utile, gli addensanti non sono privi di criticità.

Uno degli aspetti che osservo più frequentemente nella pratica clinica riguarda l’accettazione da parte del paziente.

Alcune persone riferiscono che il liquido addensato modifica il gusto, l’odore o la sensazione al palato, arrivando talvolta a bere meno del necessario.

Una ridotta assunzione di liquidi può favorire la disidratazione e contribuire al peggioramento dello stato nutrizionale, due problematiche già frequenti nelle persone con disfagia.

Per questo motivo è importante scegliere, quando possibile, il prodotto meglio tollerato dal paziente e monitorare sempre l’idratazione.

 

Il ruolo del logopedista

Gli addensanti non dovrebbero mai essere utilizzati senza una valutazione specialistica.

Il logopedista si occupa di:

  • valutare la deglutizione;
  • individuare la consistenza più sicura;
  • insegnare posture e strategie compensative;
  • proporre esercizi riabilitativi quando indicati;
  • monitorare l’evoluzione della disfagia nel tempo.

L’utilizzo degli addensanti rappresenta quindi solo uno degli strumenti disponibili all’interno di un progetto riabilitativo personalizzato.

 

Cosa dice la ricerca scientifica?

Le evidenze disponibili mostrano che l’aumento della viscosità dei liquidi può ridurre gli episodi di aspirazione durante la deglutizione.

Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, non esistono prove definitive che dimostrino una riduzione significativa della polmonite ab ingestis o della mortalità grazie al solo impiego degli addensanti.

Per questo motivo il loro utilizzo deve essere sempre inserito in una presa in carico globale, che integri valutazione clinica, riabilitazione logopedica, indicazioni nutrizionali e monitoraggio nel tempo.

 

Domande frequenti

Gli addensanti curano la disfagia?

No. Gli addensanti non curano la disfagia ma aiutano a compensarne gli effetti, rendendo più sicura la deglutizione dei liquidi.

Posso scegliere da solo quanto addensare un liquido?

No. La consistenza deve essere definita dal logopedista sulla base della valutazione clinica e degli standard IDDSI.

Gli addensanti modificano il sapore delle bevande?

Dipende dal prodotto utilizzato. Gli addensanti di ultima generazione, soprattutto quelli a base di gomma di xantano, tendono ad alterare molto meno gusto, odore e colore rispetto ai prodotti a base di amido.

Tutti i pazienti con disfagia devono utilizzare gli addensanti?

No. Alcune persone possono beneficiare di posture, strategie compensative o di un percorso riabilitativo senza la necessità di addensare tutti i liquidi.

 

Conclusioni

Gli addensanti rappresentano uno strumento prezioso nella gestione della disfagia, ma il loro impiego deve essere sempre personalizzato.

La scelta della consistenza, del tipo di addensante e delle modalità di utilizzo deve essere guidata da una valutazione logopedica accurata e integrata con le indicazioni del medico e degli altri professionisti coinvolti.

L’obiettivo non è semplicemente rendere un liquido più denso, ma permettere alla persona di bere in sicurezza, mantenendo una buona idratazione, riducendo il rischio di complicanze e preservando la migliore qualità di vita possibile.

 

Riferimenti bibliografici