N°2 Disfagia sintomi, cause e quando preoccuparsi

Cos’è la disfagia

Deglutire è un gesto che compiamo centinaia di volte al giorno senza pensarci. Dietro questa semplice azione si nasconde però un meccanismo estremamente complesso, che coinvolge bocca, gola, esofago, muscoli e sistema nervoso. Ogni volta che mangiamo o beviamo, tutte queste strutture lavorano in perfetta coordinazione per trasportare cibo e liquidi dalla bocca allo stomaco, proteggendo contemporaneamente le vie respiratorie.

Quando questo delicato equilibrio si altera e deglutire diventa difficile o poco sicuro, si parla di disfagia, un disturbo della deglutizione che può interessare alimenti solidi, liquidi, saliva o qualsiasi altra consistenza.

In parole semplici, chi soffre di disfagia può avere difficoltà a far passare correttamente cibo, liquidi o saliva dalla bocca allo stomaco, con il rischio che parte del materiale entri nelle vie respiratorie.

La disfagia non è una malattia, ma un disturbo che può comparire a qualsiasi età, anche se è più frequente negli anziani e nelle persone affette da patologie neurologiche o altre condizioni che compromettono il controllo della deglutizione.

Riconoscere precocemente i problemi di deglutizione è fondamentale, perché una diagnosi tempestiva consente di ridurre il rischio di complicanze e migliorare la sicurezza durante i pasti.

 

I sintomi più frequenti della disfagia

La disfagia può manifestarsi in modo diverso da persona a persona. Alcuni sintomi sono evidenti, mentre altri compaiono gradualmente e possono essere inizialmente sottovalutati.

I segnali più comuni sono:

  • tosse durante o dopo aver mangiato o bevuto;
  • difficoltà a deglutire liquidi, alimenti solidi o entrambi;
  • sensazione che il cibo rimanga fermo in gola;
  • necessità di deglutire più volte lo stesso boccone;
  • voce “gorgogliante” o umida dopo aver bevuto;
  • episodi ricorrenti di soffocamento;
  • pasti molto lunghi e faticosi;
  • perdita di peso non intenzionale;
  • infezioni respiratorie ricorrenti.

Attenzione: alcune persone possono presentare una disfagia silente, nella quale cibo, liquidi o saliva entrano nelle vie respiratorie senza provocare tosse o altri segnali evidenti. Per questo motivo l’assenza della tosse non esclude la presenza di un disturbo della deglutizione.

 

 Quali sono le cause della disfagia?

Le cause della disfagia possono essere molteplici e interessare sia il sistema nervoso sia le strutture coinvolte nella deglutizione.

Tra le più frequenti troviamo:

  • ictus;
  • malattia di Parkinson;
  • sclerosi multipla;
  • sclerosi laterale amiotrofica (SLA);
  • demenze;
  • traumi cranici;
  • tumori del distretto testa-collo;
  • interventi chirurgici;
  • radioterapia;
  • patologie neuromuscolari;
  • invecchiamento fisiologico (presbifagia).

Tutte queste condizioni possono alterare il funzionamento dei muscoli e dei nervi coinvolti nella deglutizione. Di conseguenza, il passaggio del bolo alimentare può diventare meno efficace e meno sicuro, aumentando il rischio che cibo, liquidi o saliva raggiungano le vie respiratorie.

 

Le possibili complicanze della disfagia

La disfagia non comporta soltanto la difficoltà a mangiare o bere. Se non viene riconosciuta e trattata adeguatamente, può avere importanti conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita.

Le principali complicanze sono:

  • disidratazione, quando la persona riduce l’assunzione di liquidi per paura di andare “di traverso”;
  • malnutrizione, dovuta alla riduzione dell’alimentazione;
  • aspirazione di cibo, liquidi o saliva nelle vie respiratorie;
  • polmonite ab ingestis;
  • perdita di peso;
  • riduzione della partecipazione ai pasti e della qualità della vita.

La polmonite ab ingestis rappresenta una delle complicanze più serie della disfagia. Si verifica quando materiale alimentare o saliva raggiungono i polmoni, favorendo infezioni respiratorie che, soprattutto nelle persone più fragili, possono richiedere il ricovero ospedaliero.

Per questo motivo è importante non sottovalutare i primi segnali di un disturbo della deglutizione.

 

Quando rivolgersi al logopedista?

È consigliabile richiedere una valutazione della deglutizione quando compaiono uno o più di questi segnali:

  • tosse frequente durante o dopo i pasti;
  • sensazione di cibo fermo in gola;
  • difficoltà a deglutire liquidi o alimenti solidi;
  • episodi di soffocamento;
  • voce che cambia dopo aver bevuto;
  • perdita di peso non spiegata;
  • infezioni respiratorie ricorrenti;
  • aumento del tempo necessario per terminare un pasto.

Non è necessario aspettare che il problema diventi grave. Anche sintomi lievi ma persistenti meritano una valutazione, soprattutto nelle persone che hanno avuto un ictus, soffrono di Parkinson, demenza o altre patologie neurologiche.

Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa della valutazione e del trattamento dei disturbi della deglutizione. Dopo un’attenta valutazione clinica può individuare le strategie più adatte alla persona, come esercizi specifici, posture compensatorie, modifiche delle consistenze alimentari secondo il sistema IDDSI, educazione del paziente e dei caregiver e monitoraggio nel tempo.

 

Conclusioni

La disfagia è un disturbo della deglutizione che può avere un impatto significativo sulla salute e sulla qualità della vita. Tuttavia, una diagnosi precoce e un trattamento personalizzato permettono spesso di migliorare la sicurezza durante l’alimentazione e di ridurre il rischio di complicanze.

Mangiare e bere non sono solo bisogni fisiologici, ma rappresentano anche momenti di convivialità, autonomia e benessere. Per questo motivo riconoscere precocemente la disfagia significa proteggere non solo la salute, ma anche la qualità della vita della persona e dei suoi familiari.

Ti stai chiedendo se la tua difficoltà a deglutire possa essere un segnale di disfagia? Nei prossimi articoli della Guida completa alla disfagia approfondiremo come viene effettuata la valutazione logopedica, quali sono le consistenze alimentari più sicure secondo la classificazione IDDSI, il ruolo degli addensanti, le posture compensatorie e le principali strategie riabilitative.