N°3 Valutazione disfagia pediatrica: che cos’è, come si manifesta e come si valuta

La disfagia è una difficoltà nella deglutizione che può interessare bambini di età diverse e può comparire già nei primi mesi di vita.

Deglutire non significa semplicemente “mandare giù” il cibo. È un processo complesso che richiede la coordinazione di numerosi movimenti della bocca, della lingua, della faringe e dell’esofago, insieme alla respirazione.

Nel bambino, una difficoltà può riguardare una o più fasi della deglutizione e può interessare sia i liquidi sia gli alimenti di diversa consistenza.

 

Come può manifestarsi

I segnali possono essere diversi a seconda dell’età e delle caratteristiche del bambino.

Nel lattante

Durante l’allattamento o l’alimentazione con il biberon possono comparire:

  • difficoltà ad attaccarsi al seno o al biberon;
  • suzione debole o poco efficace;
  • frequenti pause durante la poppata;
  • difficoltà a coordinare suzione, respirazione e deglutizione;
  • fuoriuscita di latte dalla bocca;
  • tosse o difficoltà respiratoria durante la poppata;
  • stanchezza eccessiva durante l’alimentazione;
  • poppate molto lunghe.
Nel bambino più grande

Possono comparire:

  • tosse o soffocamento durante il pasto;
  • frequenti episodi di cibo “andato di traverso”;
  • difficoltà a gestire determinati alimenti o consistenze;
  • difficoltà a masticare o a preparare il boccone;
  • necessità di deglutire più volte lo stesso boccone;
  • permanenza del cibo in bocca;
  • voce umida o gorgogliante dopo aver mangiato o bevuto;
  • pasti molto lunghi e faticosi;
  • stanchezza durante il pasto.

La presenza di uno di questi segnali non significa automaticamente che il bambino abbia una disfagia. È il quadro complessivo, la frequenza dei segnali e la loro persistenza nel tempo a rendere necessario un approfondimento.

 

Perché è importante riconoscerla

Una deglutizione non efficace può rendere difficile assumere una quantità adeguata di alimenti e liquidi.

Una deglutizione non sicura può invece comportare il rischio che cibo o liquidi raggiungano le vie respiratorie.

Per questo è importante non fermarsi alla quantità di cibo che il bambino riesce a mangiare, ma osservare come avviene il pasto e come gestisce ciò che mangia e beve.

In alcuni casi il bambino può anche non manifestare una tosse evidente. Per questo, quando sono presenti difficoltà persistenti, episodi respiratori ricorrenti o un evidente affaticamento durante i pasti, è importante parlarne con il pediatra.

 

Come viene valutata

La valutazione della disfagia pediatrica parte dall’osservazione clinica del bambino durante l’alimentazione.

Il logopedista può valutare le funzioni orofacciali, la postura, la motricità della bocca, la suzione, la masticazione, la gestione delle diverse consistenze e la coordinazione tra respirazione e deglutizione.

La valutazione permette di comprendere come il bambino affronta il pasto e dove può trovarsi la difficoltà.

Quando la valutazione clinica evidenzia un possibile problema della fase faringea o non è sufficiente a chiarire il meccanismo della difficoltà, il medico può richiedere ulteriori esami strumentali.

 

Gli esami specifici per approfondire la disfagia

I principali esami strumentali utilizzati per studiare la deglutizione sono:

FEES

La FEES (Fiberoptic Endoscopic Evaluation of Swallowing) è una valutazione endoscopica della deglutizione. Attraverso un sottile endoscopio introdotto dal naso è possibile osservare le strutture della faringe e valutare ciò che accade prima e dopo la deglutizione.

Può fornire informazioni importanti sulla sicurezza della deglutizione, sulla presenza di residui e su eventuali episodi di penetrazione o aspirazione.

Videofluoroscopia della deglutizione

La videofluoroscopia della deglutizione (VFSS), chiamata anche studio videofluoroscopico della deglutizione, permette di osservare attraverso immagini radiologiche dinamiche il passaggio di liquidi e alimenti attraverso la bocca e la faringe.

È particolarmente utile quando è necessario studiare in modo dettagliato il movimento del bolo e individuare eventuali alterazioni della deglutizione.

La scelta tra valutazione clinica, FEES, videofluoroscopia o eventuali ulteriori accertamenti dipende dalla storia clinica e dalle caratteristiche del bambino. Non tutti i bambini con difficoltà alimentari necessitano di un esame strumentale.

 

La diagnosi non si basa su un solo esame

La diagnosi di disfagia non si basa su un singolo sintomo né necessariamente su un singolo esame.

La storia clinica, l’osservazione del bambino durante il pasto, la valutazione logopedica e, quando indicato, gli esami strumentali permettono di costruire un quadro complessivo della difficoltà.

L’obiettivo è comprendere se la deglutizione è sicura ed efficace, quale fase è coinvolta e quali condizioni possono aiutare il bambino ad alimentarsi nel modo più sicuro possibile.

 

Quando chiedere aiuto

Se durante i pasti compaiono frequentemente tosse, soffocamento, difficoltà respiratorie, voce umida o gorgogliante, stanchezza marcata o difficoltà nella gestione di liquidi e alimenti, è importante non ignorare questi segnali.

Chiedere una valutazione non significa necessariamente che sia presente una disfagia. Significa cercare di capire il motivo della difficoltà e intervenire, quando necessario, nel modo più appropriato per quel bambino.

La disfagia pediatrica richiede infatti una valutazione individuale: non esiste una consistenza, una postura o una strategia valida allo stesso modo per tutti i bambini.